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L_Antonio
Odio gli indifferenti


Gli Ultimi


31 ottobre 2012

Considerazioni inattuali

Stamattina, leggendo in metro l’articolo di Marco Lodoli, mi sono un po’ intristito dinanzi al racconto della frustrazione degli insegnanti di lettere, filosofia, storia, arte. Tutta roba diventata improvvisamente inutile. Anzi, inesistente. E non parlo di Petrarca o di Leibniz, no. Lodoli mette nel calderone anche Bob Dylan, ossia un contemporaneo che però già appartiene alla storia della musica. La cifra attuale è quella dell’ora, dell’attualità, dell’adesso. Una vita pericolosamente sottile, schiacciata sul presente, come se il prima e il poi fossero orpelli. E siccome le scienze umanistiche di questo ci parlano, della nostra tradizione, della nostra cultura, dei nostri sentimenti, della nostra ragione, e aprono il nostro piccolo mondo quotidiano ai piaceri e ai saperi delle arti e della filosofia, allora queste stesse scienze sono out, irrimediabilmente fuori dai giochi.

 

Può darsi che, come dice Lodoli, questa sia soltanto una nuova stagione del mondo, come tante che ci hanno preceduto, e nuove forme di vita si impongano legittimamente sospinte da nuove generazioni e nuovi contesti. Pur tuttavia, pensare che il nostro destino sia solo tecnico, sia solo la rete piatta e orizzontale che ci connette, sia solo la scuola del tutto subordinata al lavoro e alla professione, ci allibisce un po’. Anche perché, mentre i nostri figli e noi stessi ci abbandoniamo al mondo tecnico e al dominio delle mere competenze, in qualche scuola lontana e privata l’attuale classe dirigente fa studiare Platone o Dante ai propri pargoli e li prepara anche così a essere i banchieri, i politici, gli ingegneri, gli avvocati di domani. Mentre noi siamo qui solo a connetterci a un presente davvero sottile e soffocante, giudicati solo per quel che sappiano tecnicamente e mai anche per il modo in cui riusciamo a mettere in ordine le idee o i sentimenti, oppure per la nostra affettività, o per le nostre passioni, compreso il gusto di leggere Montale o ascoltare i Genesis con curiosità e concentrazione. Anche questa è riproduzione sociale delle esistenze e delle classi. L’inattualità sembra davvero un destino. E non mi meraviglio che Renzi abbia scelto “Adesso!” come claim elettorale. Ci sta tutta.

Nella foto, uno che non ha mai studiato storia o letto una buona poesia.


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permalink | inviato da L_Antonio il 31/10/2012 alle 11:24 | Versione per la stampa


30 ottobre 2012

I trasnuotatori

C’è una contraddizione palese nel voto siciliano, questa: com’è possibile che il voto di Grillo sia di protesta, sia antisistema, sia contro e fuori, quando invece l’astensione, ossia la sfiducia e la protesta, appunto, crescono sensibilmente? Se davvero cinquestelle (che è anche il nome della cornetteria notturna dove mi servo J) raccoglie consensi ‘contro’ il sistema, perché il voto di protesta tende ad aumentare? Bel problema. Risolvibile in un unico modo, ossia riconoscendo alla prova dei fatti che Grillo non pesca nel non-voto, ma nel voto. E che i voti a Cancelleri sono voti del vecchio e presunto sistema, non contro di esso. Insomma una specie di redistribuzione interna al fronte di centrodestra, anzi interno a quella parte di esso più populista, demagogica, antistituzionale e protestataria. Prendete il voto disgiunto. Cancelleri ha più quattro rispetto al voto di lista. Micciché meno quattro circa. Che poi l’astensione colpisca tutti gli schieramenti, e che lo sfarinamento proporzionale produca un abbassamento delle quote di adesione alle singole liste, d’accordo.

 

Ma il dato inconfutabile è sempre lo stesso: se Grillo dà voce alla protesta, perché il voto di astensione e di protesta invece cresce e lui non lo intercetta affatto? Mi sa tanto della solita pigrizia interpretativa di commentatori e giornalisti in genere. Si fa prima a squadernare gli schemi già bell’e pronti, tipo quattro salti in padella. E così  incitano pure alla pigrizia il lettore, che, letta la solita formuletta, almeno può passare subito alle notizie sportive senza perdere tempo prezioso. Per non parlare di Adinolfi e Renzi, che sono anch’essi pigramente interessati a ripetere una grigia litania. In Sicilia “il risultato di Grillo è stato straordinario” commenta il Sindaco, con il sicuro rodimento in corpo che Crocetta abbia vinto. Il pokerista, a sua volta, aggiunge che “solo Renzi può battere Grillo”. Ho solo due notazioni da fare. La prima è un’informazione di servizio, Crocetta ha già battuto Cancelleri. La seconda: si è vero, se Renzi continua nella sua corsa antipolitica e bipartisan, avendo come obiettivo la polverizzazione del PD, ce la potrebbe fare a competere con Grillo sullo stesso terreno, quello della rottamazione e del salto nel buio. Renzi magari domani potrebbe traversare l’Arno a nuoto, perché no, invece di volare in jet. E sarebbe un altro trasnuotatore italiano. ‘Italiani, popolo di intellettuali e giornalisti pigri e di arditi trasnuotatori’. Roba da integrare la scritta sul Palazzo della Civiltà del Lavoro. Sotto con gli scalpellini. Vai Matteo, che sei solo.

 


29 ottobre 2012

La monnezza smart

Leggo questa dichiarazione di un professore del MIT di Boston, Carlo Ratti: “Se i cassonetti hanno i sensori, capaci di indicare quando sono pieni oppure emanano cattivi odori, è possibile programmare una raccolta efficiente con un risparmio del 20%”. Sono rimasto alcuni minuti in silenzio e poi mi sono chiesto se era uno scherzo. No, non lo era. Nemmeno so chi sia il prof. Ratti, che immagino un luminare nel suo campo, che spero non si quello dei cassonetti. Pur tuttavia mi chiedo se abbia un senso questa storia dei sensori ai cassonetti. Non tanto perché io abito in borgata a Roma, e lì i cassonetti sono vecchi arnesi sporchi e mal funzionanti. Quanto perché non servono i sensori per sentire il cattivo odore di un cassonetto, o per accorgersi  che strabocca di mondezza. Basta il naso, oppure gli occhi per vedere che ci sono sacchetti di rifiuti attorno visto che dentro non entrano più e la raccolta latita da giorni. Se si parla di smart city, per favore, non applicate questa formula ai cassonetti. Limitiamoci a svuotarli quando serve, a lavarli periodicamente, a ripararli se sono rotti, a farci pagare un po’ meno la tassa se il coperchio dobbiamo alzarlo senza ausilio di leve o maniglie, ma così, arrangiandoci, con un semplice guanto. Per il resto invito il prof. Ratti a sperimentare i fatti in questione, secondo il metodo galileiano, raccogliendo preziosi dati nell’atto di gettare qualche suo prezioso sacchetto di monnezza del MIT nei nostri cassonetti borgatari. Ne trarrà giovamento scientifico, e forse un po’ meno gradimento sul piano della puzza e della decenza. Pazienza. In caso mai, se l’osservazione sperimentale non fosse gradita, applichi i suoi sensori del cavolo e facciamola finita così.

Nella foto, alcuni cassonetti smart con i sensori per la puzza.

 


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26 ottobre 2012

Hunger Games, le primarie del PDL

Tutto chiaro insomma. Restano solo alcuni dubbi riguardo le primarie post-berlusconiane. Riassumibili in queste domande: 1. Saranno primarie di coalizione o di partito? E se di coalizione: quale? E se di partito: quale? 2. Dovranno eleggere il candidato premier o il presidente del PDL? Nel caso del premier: di quale coalizione? Nel caso del Presidente del PDL: di quale partito e con quale nome? 3. Saranno primarie aperte o chiuse? Nel caso fossero aperte: a) il segretario del PDL o chi per esso lo eleggeranno anche gli ‘extraparlamentari’ (disciamo) di sinistra? b) idem per il premier di centrodestra? Nel caso fossero chiuse: il premier sarà indicato anche dal voto on line delle Case del Popolo? E che dirà Renzi, le vorrà aperte al centrosinistra o chiuse al solo centrodestra, dove raccoglie sensibilmente più consensi? 4. Se il PD (che è un partito vero, non personale, né aziendale) subisce scossoni e un dibattito molto acceso, immaginiamo cosa accadrà nel PDL, che è un partito personale e che anzi non è affatto un partito, ma un vaso di pandora che attendeva solo di essere scoperchiato. Tanto più che mentre il Capo ha mollato, Bersani, segretario del PD, è in piena corsa e garantisce comunque una continuità sul prima e sul dopo della sfida. 5. L’allegria che ha contagiato il PDL alle dimissioni di Berlusconi era causata dalle dimissioni stesse (evvai, se n’è andato!) oppure dalle primarie incombenti, dove sarebbe finalmente scattato il bagno di sangue e la vendetta alla Kill Bill? Ma se fosse così, se davvero stesse per scattare il “tutti contro tutti” (titolo della Repubblica di oggi) il PDL potrebbe persino vendere i diritti delle primarie a Mediaset per una sorta di reality ispirato agli Hunger Games, dove uno solo resterà vivo dopo una lotta intestina senza esclusione di colpi nell’arena. E gli strateghi, e gli owercraft, e i paracadutino grigi. Uno solo, e io so già chi. Renzi.


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25 ottobre 2012

Anche Godot nel suo piccolo s’incazzava

‘ItaliaFutura’, coerentemente al nome, tende a rinviare ogni decisione al giorno, alla settimana, al mese dopo, ai posteri. E così, dopo il passo indietro di Montezemolo, il 17 novembre una convention ci dirà quale sarà la rotta politica da seguire. Nel frattempo restiamo in vibrante attesa. Perché nell’attendere è gioia più compita, diceva Montale. Certo, incuriosisce questo continuo rinviare le decisioni, questa linea di galleggiamento minima fissata sul fronte del merito e dei tecnici al potere. Poi solo rinvii. Qualcuno dovrà spiegare ai montezemoliani che la decisione è il sale della politica, schierarsi è l’essenza della discussione pubblica, assumersi delle responsabilità è inevitabile, prima o poi. Anche Godot nel suo piccolo si incazzava, insomma. Finora abbiamo visto alcuni passi indietro senza vedere mai un passo in avanti, e questo è persino illogico a pensarci. A meno che il passo indietro di Montezemolo non sia un passo in avanti e non coincida con l’altro, quello di Berlusconi, e che quest’ultimo abbia solo voluto fare spazio all’ex Presidente Ntv. Fantapolitica, si dirà. Luca ha già smentito, e poi il Cavaliere pare si sia innamorato di Renzi e basta. Sarà. Un punto è certo. A forza di attese, ripensamenti e persino passi indietro ItaliaFutura dovrà alla fine cambiare nome in ItaliaPassata, se non ItaliaAddietrata. Insomma, adaequatio rei et intellectus. Più confacente, no?

 


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24 ottobre 2012

La sagoma

Oggi Barbara Spinelli su Repubblica si meraviglia del fatto che, invece di attaccare legittimamente la linea dell’avversario, si assalga tout court la persona. Non dovrebbe meravigliarsi, invece. La mediatizzazione della politica ha portato a una personalizzazione che pone in secondo piano e rende questione privata persino il contenuto reale della linea politica. Conta chi sei non cosa dici, o perlomeno non conta il contenuto profondo, dirimente di quel che dici. La persona (fisica, reale, concreta, il corpo del Capo) è talmente in prima linea, che se debbo sparare lo faccio direttamente mirando alla sua sagoma, al suo contenuto corporeo, non alle sue idee. Ovviamente, questo specifico comportamento vale e si ingenera se si sposa una certa cultura, che non è quella più genuina della sinistra, ma quella che si sviluppa organicamente all’antipolitica demagogica e populista di questi anni. I partiti padronali nascono da qui. Così i ‘comici’ tribunizi. Così l’imprenditore che scende in campo. Così l’ex magistrato rampante. Così persino taluni giornali. Poteva non cadere nella rete Renzi, che a quella cultura individualista è ben più organico rispetto a quella più tradizionale, comunitaria a cui fa riferimento Bersani? No, e infatti ci sta dentro con tutti i pedalini. Anche il ricorso al Garante della privacy fa pendant. È la delegittimazione di un deliberato di partito, è l’idea dell’uno contro tutti, di chi si pone fuori dei partiti-partiti e, al più, è capace di collocarsi alla testa di un nugolo di fedelissimi irreggimentati dal marketing. Pronti a rottamare le persone e a non considerare le idee. Tipo Berlusconi. E difatti.

 

Nella foto, la sagoma invece delle idee


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23 ottobre 2012

Non partiti ma uomini nuovi

Ora è chiaro. Renzi avrebbe voluto essere vincitore sia delle primarie del centrosinistra, sia di quelle del centrodestra. Anzi, delle medesime primarie aperte a entrambi gli schieramenti. Regole o non regole, la forzatura operata da Renzi è talmente sfacciata, che è evidente lui punti soprattutto (o senz’altro) sull’apoliticità del voto, sulla non-appartenenza, sulla neutralità o neutralizzazione del corpo elettorale chiamato a decidere. Se ci fate caso, il suo linguaggio è avulso da schieramenti, la rottamazione è solo generazionale e comunque coinvolge soltanto il suo partito, anzi il solo D’Alema. Sembra che la politica non esista, sembra che la politica si riduca a un balletto, a una finzione. Sembra che sia una cosa sporca, che divide invece di ammucchiare al centro. E che tutto sia, in fondo, solo questione personale, tra lui che è il più bravo e il più fico, e gli altri che sono babbioni incartapecoriti.

 

Idea vecchia, si dirà. Stantia. Difatti. C’è tutto un settore di politica e di società italiana che ha sempre provato un vibrante fastidio verso la politica, verso la cultura, verso i partiti. Che ha pensato servissero non i partiti, appunto, ma gli uomini nuovi. Alti, belli, biondi e ricchi (o circondati da ricchi, che non guasta). Che l’indomito coraggio fosse preferibile alla grigia saggezza o alla pacata intelligenza o allo studio serio e appassionato. Che menare le mani e buttarla in rissa ogni tanto ci voglia. Che la guerra fosse l’igiene del mondo, non la pace burocratica dei vecchi rimbambiti. Che la rivoluzione fosse auspicabile, ma senza coinvolgere troppe persone, limitandola alle élite, ai cosmopoliti, agli spiriti liberi, ai ricchi, ai finanzieri, a quelli che oggi sono a Milano, domani a New York. Una rivoluzione inter nos, tra i soliti noti, gattopardesca. Perché gli altri, i volontari, i militanti, quelli che si schierano, i vecchi da rottamare, appunto, in fondo sono tutti più o meno comunisti, o peggio socialdemocratici e al massimo meritano Bersani, niente più. Certo, sinché non sarà rottamato anche lui. Poi basta.

Nella foto, la fortuna arride agli audaci


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22 ottobre 2012

Il caymanuccio

Non vi meravigliate se Renzi fa copia e incolla quando si tratta di contenuti. Non chiedetegli di dire cose originali. Non tartassatelo sui programmi e sulle cose da fare. Non è per cattiveria, ma lui proprio non ne può parlare. Il suo paradigma è tutto formale. La sua lingua batte sulle procedure. Il suo ritornello sono solo gli schemi, le regole, i vuoti astrattismi. Perché? Perché ha scelto così. Perché la guerra dell’outsider è basata tutto sul vuoto della propria scatola esistenziale e sulla dipendenza organica dall’avversario. Per questo, gli altri sono vecchi, lui è nuovo. Gli altri fanno una politica lontana dalla gente, la sua è vicina. Gli altri sono talebani, lui è laico. Gli altri sono conservatori, lui è innovatore. Gli altri vogliono la poltrona, lui no (nooooooo!!!). Gli altri sono perdenti, lui è vincente. Se a queste affermazioni togliete l’incipit ‘gli altri’, resta solo la barzelletta megalomane di chi vorrebbe convincerci che lui è il fenomeno di turno. Provate.

 

Eppure questo schema, questo paradigma linguistico è l’unica cosa che Renzi può offrire. Non ha alternative. Perché se ci dicesse cosa vuol fare davvero, se parlasse in positivo invece che nella forma della contrapposizione dialettica, subito entrerebbe a far parte lui stesso della casella ‘gli altri’, quelli che fanno cose e parlano in positivo, i vecchi insomma, perdendo il proprio status di oppositore formale. Se parlasse in positivo, ci accorgeremmo che lui è di destra, legittimamente si badi, e che questa sua critica corrosiva ce la facevano gli uomini di destra ben prima di lui. Sarà per questo che più di qualcuno è pronto a votarlo e sostenerlo, pur non essendo di centrosinistra. Perché vede in lui l’incarnazione di un politico che a destra non c’è. Altro che Angelino Alfano o Santanchè! Sono certo che Berlusconi avrà più volte pensato (e avrà detto di persona al Sindaco di Firenze) che se avesse a disposizione un ragazzo con questa verve televisiva l’avrebbe già lanciato al posto dei babbioni che lo circondano nel PDL. Anche lì, a destra, e forse di più, Renzi sarebbe il nuovo, anzi il nuovissimo e untissimo padrone della politica italiana. E soprattutto non avrebbe il problema di raccogliere i fondi donde provengano. Ti pare poco?

Nella foto, un caymanuccio


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18 ottobre 2012

Lo Scurati pensiero

Antonio Scurati si è ritirato disgustato, racconta sulla Stampa, dal gruppo dei renzini, quando si è reso conto che la cultura espressa da Renzi-Gori era fondamentalmente la stessa di Berlusconi-Mediaset. Siccome lui ritiene che sia propria quella la radice più negativa della crisi italiana, e che il nostro impoverimento materiale sia frutto di un radicale impoverimento culturale, allora mi chiedo: caro Scurati, ma ti ci voleva la prova provata per convincerti che lì, nel renzismo, si cela il berlusconismo? Ossia l’idea che il sistema dei partiti e delle istituzioni debbano andare a ramengo in nome di una certa libertà del manovratore, di una certa assenza di regole, di una politica ridotta al rapporto privato tra Capo e Popolo, così da ingenerare un vortice di populismo demagogico da far paura persino a Peron, nelle forme del solito gattopardismo all’italiana? Ma cosa ci stanno a fare gli intellettuali se invece di fare due più due uguale quattro, devono sempre ricevere uno sganassone in pieno viso per capire come girano le bocce?

 

Ora, è talmente evidente che il progetto Renzi (rottamare tutto, e poi si vedrà) è speculare a quello berlusconiano (sfasciare la sinistra e il sistema politico per avere mani libere) che mi meraviglio come molti pensatori e scrittori cadano d’amblais dalle nubi. Quasi smagati. Ma che ci vuole la didascalia sotto, il disegnino, un mediatore culturale per capire il perspicuo? Andiamo, impegnatevi di più, studiate invece di andare su facebook, così almeno evitate l’illusione di ritenere che Gori possa rappresentare la rivoluzione culturale e Renzi quella politica. So che siete bravi. So che potete impegnarvi. So che ce la potete fare. Grandi.

Nella foto, Scurati sorpreso dalle dichiarazioni di Gori

 


17 ottobre 2012

Il gattopardo

Sto resistendo, davvero stoicamente, faccio training autogeno, respiro forte nei momenti difficili e tengo duro. Mi ripeto continuamente: gli avversari politici, per di più del tuo stesso partito, non sono i nemici, sono solo partner con un’idea diversa dalla tua, deviano dal tuo medesimo percorso, sono compagni di strada, sì, insomma, compagni che sbagliano. Ma nulla più. Poi, in certi momenti, non ce la fai proprio, e allora prenderesti Renzi, Gori, Reggi, Da Empoli e compagnia cantante e faresti un unico appallottolamento. Ecco sì, li rottamerei, ma per davvero. In uno sfasciacarrozze vero.

 

La goccia che ha fatto traboccare il vasino è stata la dichiarazione di Reggi: li aspettiamo sulla riva del fiume. Ma che dici, Reggi, che cosa dici. Avete scambiato una cosa seria come la politica con una faccenda di marketing e ti permetti di esprimere questi giudizi arroganti. Puntate a spaccare il PD solo per vincere, SOLO per vincere, e vuoi passare per uno stratega? Cercate voti nel centrodestra alle primarie del centrosinistra, sapendo che li otterrete solo se fate capire di voler spaccare il PD e il centrosinistra e te ne vanti pure?

 

Mi sbaglierò. Ma come Tangentopoli ha aperto il varco all’antipolitica (anche per colpa di alcuni dirigenti di sinistra, non faccio nomi), questa strategia rottamatoria ha il solo scopo di spazzare via l’unico partito rimasto, l’unica tradizione rimasta, le uniche radici rimaste. E senza radici (lo dice per primo Bersani), senza tradizione, senza un linguaggio comune, politico, istituzionale non si va da nessuna parte. Anzi, non si rinnova niente! Restano solo macerie, carcasse di automobili in uno sfascio, sulle quali Renzi o chi per lui costruirà il trionfo gattopardesco dei soliti noti. Molto all’italiana. E amen.

Nella foto, Renzi e Marchionne al gran ballo del rinnovamento.


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permalink | inviato da L_Antonio il 17/10/2012 alle 9:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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